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Radicchio di Treviso ai ferri
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- Introduzione
Negli anni '50, quando non vi erano autostrade e nessuno pensava di passare solo due giorni in montagna, perché il viaggio di andata e ritorno se li portava via tutti, i ricchi milanesi che si recavano a Cortina facevano tappa a Treviso per dormire e per gustare le prelibatezze che Carletto ammanniva loro nel suo delizioso locale alle porte della città. La caratteristica dei ristoranti di questa zona era, prima dell'avvento di NAS e USSL, la cucina a vista: garanzia di igiene perché nulla era celato agli occhi della clientela che poteva constatare anche il livello di pulizia della stessa. Poi l'applicazione acritica e ottusa delle leggi ha modificato l'architettura dei nostri locali nascondendo le cucine agli occhi degli avventori e permettendo agli osti ogni genere di nefandezza.
In quell'età dell'oro, il grande camino aperto che divideva la sala dalla cucina era sempre acceso e sulla griglia si arrostivano piccioni di torre, faraone di campo, fette di polenta, branzini appena giunti dalle acque incontaminate dell'alto adriatico e altre prelibatezze. Carletto fu il primo a aver l'idea di abbrustolire anche il radicchio. Questa operazione conferisce al nobile vegetale un gusto inimitabile di fumo e ferro.
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Ingredienti:
600 grammi di radicchio di Treviso, olio extra vergine
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- Come si fa
- Lavate e curate il radicchio, eliminando quasi tutta la radice tranne un centimetro (che eliminerete a cottura ultimata) per evitare che il cespo si sfogli e tagliatelo longitudinalmente in due metà. Conditelo con pochissimo olio extra vergine. Mettete sul fuoco una grande griglia di ghisa e scaldatela bene. Ponetevi sopra il radicchio e grigliate 3-4 minuti per parte.
Servite come contorno oppure con polenta tostata sulla stessa griglia.
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Utensili
- Una piastra di ghisa spessa.
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